Manfredonia: cronaca di un malato di sla agli arresti

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Martedì 19 febbraio, il nostro socio di Manfredonia, Gerardo Giordano, mi ha chiamato telefonicamente in quanto il suo Patronato, che gli ha presentato la documentazione inerente il riconoscimento dell’invalidità e della pensione, gli ha comunicato che la Commissione gli ha accordato solo l’85%.

Da premettere Gerardo è un malato di Sla con esordio bulbare (la forma più devastante di questa terribbile patologia), dopo i primi sintomi comparsi 4 anni fa e dopo ripetuti controlli sanitari eseguiti sia dai reparti di neurologia di San Giovanni Rotondo e di Bari, che da parte del prof. Adriano Chiò dell’Istituto Scientifico dell’Osp. Le Molinette di Torino, circa 2 anni fa purtroppo hanno dato la diagnosi ufficiale di Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) con esordio bulbare.

Fatta questa doverosa premessa, mi sono immediatamente recato a casa di Gerardo e, come da prassi della nostra Associazione Viva la Vita Onlus Puglia, prima di intraprendere qualsiasi iniziativa a difesa del caso, tentiamo in tutti i modi e maniere di cercare di persuadere il nostro interlocutore per cercare di trovare un punto di incontro. Abbiamo dunque telefonato al Dr. Esposto (membro della Commissione), il quale, in maniera molto cortese e gentile ci ha procurato un incontro con il presidente della Commissione D.ssa Folcando nello stesso pomeriggio alle 15 nella sede dell’Asl Distrettuale di Manfredonia.

Puntuale all’appuntamento mi reco alla sede in compagnia (non conoscendo bene la città) del cognato di Gerardo, entrati nella stanza, dopo essermi presentato, inizio a chiedere le motivazioni per cui al nostro socio con una diagnosi così importante sia stato riconosciuto solo l’85% di invalidità. Il confronto stava proseguendo in maniera civile e corretta, fino all’arrivo di un terzo medico anch’egli membro della Commissione il quale, senza capire ragione ed arrogandosi il ruolo di ‘Medico conoscitore della Sla’, senza concedermi spazio per fargli capire che hanno preso un abbaglio colossale, addirittura con smorfie e risatine ipocrite, irrideva sulle mie motivazioni.

Cosa ho tentato di dirgli: munito di certificazione di neurologi e ricercatori di fama internazionale e di neurologi dell’ospedale Di San Giovanni Rotondo, che attestano che Gerardo ha forti limitazioni nel linguaggio, ha seri problemi di deglutizione, ha importanti limitazioni dell’uso degli arti superiori, si affatica successivamente a qualsiasi movimento motorio e, per farla breve, nel tentare di mostrargli una documentazione che accerta fra l’altro che: “il quadro clinico, a rapida evoluzione, non consente di svolgere le comuni attività della vita quotidiana per cui necessita di assistenza continua”.

Questo medico, con gesti poco ortodossi e con atteggiamenti da ‘superprofessore/scienziato’ mi rimetteva nelle mani la certificazione attestante tutto ciò che ho innanzi descritto. Il cognato di Gerardo, visto detti atteggiamenti provocatori e disprezzanti e avendo intuito che non c’erano margini di discussione, in maniera decisa mi prega di andarcene. Prima di concedarci, gli ho ricordato che la nostra Associazione avrebbe preso tutti i provvedimenti possibili a salvaguardia delle leggittime aspettative di Gerardo, il cognato gli ricordava, inoltre, che la situazione è seria ed a rischio di vita.

Rientrati a casa di Gerardo e spiegatogli la situazione e tutti i dettagli dell’incontro, in modo schifato si alzava ed andava via. Subito dopo la moglie, avendo recepito che Gerardo si sarebbe recato alla sede della Commissione di Invalidità Civile di Manfredonia, pregava il cognato di seguirlo e di persuaderlo da eventuali gesti inconsapevoli.

Purtoppo, all’incontro con Gerardo, il medico non ha cambiato il suo atteggiamento incomprensibile e il nostro socio, sententosi oltre che ferito fisicamente offeso nella dignità di uomo e di malato, è scattato in una inconsapevole forma di ira che lo ha indotto ad uno scatto di reazione inconsulta.  Nel frattempo, giunto il cognato e visto la reazione di Gerardo si è subito affiancato alla sua difesa. Intervenute le Forze dell’Ordine hanno portato Gerardo in caserma e, tutelato dal suo avvocato, il gip, per motivi di salute, ha disposto gli arresti domiciliari.

Questa è la cronaca e, che sia ben inteso, la nostra Associazione condanna qualsiasi forma di violenza, ma condanna ancor di più la violenza che viene perpretata e praticata nei confronti dei più deboli, arrogandosi dietro il ruolo di persona e professionista dedita all’istruttoria di quelle che sono le sacrosante provvidenze dei malati. Gerardo subirà un processo dove noi ci siamo costituiti come testimoni a difesa.

Nel contempo, riteniamo senza ombra di dubbi che, il solo e soltanto danneggiato è il nostro socio Gerardo così che abbiamo dato mandato ai nostri legali di presentare una denuncia penale contro l’abuso ingiustificato di potere della commissione di invalidità civile dell’Asl di Manfredonia, costituendoci parte civile e lesa. Nella speranza che sia fatta giustizia.

Giovanni Longo

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