Cerignola: “mio nonno un deportato, un uomo d’altri tempi”

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Dicono di lui che è un uomo vivace, educato sempre con la sua bici in giro a fare compere e a incontrarsi con gli amici.

Nonostante la sua veneranda età (89 anni), è ancora lucido nei suoi racconti e spesso mi parla degli anni in cui fu deportato nel campo di concentramento di Casablanca nel giugno del ‘45, alla fine della seconda guerra mondiale e i suoi occhi diventano lucidi per un attimo.

Poi subito dopo aggiunge che fu fatto prigioniero in Sicilia e trasferito con camionette prima a Verona e poi in Algeria. Seguiva le direttive di un uomo che parlava almeno 5 lingue e per questo lui conosce un po’ di francese e qualche parola di tedesco nonostante non abbia mai studiato. Ha lavorato in quegli anni come cameriere alla mensa ufficiale dei piloti percependo 80 cents al giorno.

Non era solo, non era l’unico italiano, non è rimasto in contatto con nessuno ma si ricorda ancora i loro visi. Ringrazia gli americani perché li hanno “trattati bene, da persone umane” dice, li ringrazia per quello che hanno fatto per loro. E’ stato liberato e portato in Italia il 19 marzo del ‘46, un anno dopo la fine della guerra e giorno del suo compleanno.

Nonostante non abbia passato dei bei momenti mio nonno regala a tutta la famiglia delle perle di saggezza quotidiana con quello spirito di un uomo di altri tempi che forse soprattutto i giovani d’oggi hanno perso. Il sale dei suoi racconti vivrà in eterno e ringrazio Dio per avermi dato un nonno così.

A mio nonno Ciro Dimmito

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