Cerignola, il comizio è finito. Ops, il Consiglio

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“Non pensavo di poter venire in consiglio comunale e passare 4 ore in sacrestia”, il commento del consigliere di maggioranza Savino Laguardia, non poteva essere più azzeccato.

Dopo aver messo sulla graticola l’assessore ai Servizi sociali, Michele Romano, reo di aver schiaffeggiato il vicario del vescovo, mons. Carmine Ladogana, e aver ascoltato per quasi un paio d’ore fatti e scuse, si è passati al dibattito sui lavori al Duomo, richiesto dall’associazione Archeoclub.

Discussione fine a se stessa poiché, come spiega il sindaco e ancor meglio il consigliere (Udc) Franco Conte, il consiglio non ha il potere di ritirare la delibera di giunta né il via libera per dei lavori ormai quasi giunti al termine.

Inoltre le firme raccolte dall’Archeoclub non fanno testo: raccolte prima della delibera (5000 nel 2005 e altre 2000 circa un paio d’anni dopo) non specificano nell’oggetto la dismissione dei lavori di restauro (non essendo questi al tempo nemmeno contemplati) e non contengono i dati necessari, come il numero di un documento di riconoscimento dei firmatari, utili a una eventuale verifica.

Chiacchiere a vuoto dunque ma i nostri consiglieri vogliono dire la loro, c’è chi vuol cedere il Duomo Tonti alla Curia a titolo gratuito (Pdl/FI) e chi “a titolo oneroso chiedendo in cambio la realizzazione di lavori di rifacimento e ristrutturazione dello spazio antistante e retrostante la basilica” (Pdl), chi torna sulla questione Romano, frase conclusiva comune “non ci sentiamo rappresentati da questa amministrazione”. Loro, chissà i cittadini.

Così passano ben più di 4 ore l’aula inizia a svuotarsi, gli stessi amministratori appaiono annoiati e lasciano vuote le proprie sedie, come di consueto, per una sigaretta, uno snack e una chiacchiera tra amici, del tutto disinteressati a quanto hanno da dire i colleghi.

Finalmente la musica cambia, cambia la canzone ma non il genere: si passa a parlare di salute e ambiente, altro argomento che interessa tutti e nobilita gli animi ma su cui l’amministrazione comunale ha poco potere. Sul tavolo l’aumento di malattie tumorali su cui rassicura il consigliere (Pd) e direttore sanitario Rocco Dalessandro: “Cerignola è tra i paesi della provincia di Foggia con minore incidenza tumorale: solo il 24% rispetto al 30,5% di San Severo e il 40% delle Isole Tremiti” peccato si tratti di dati ancora ufficiosi in attesa di approvazione ministeriale.

Segue la questione inceneritore, vicino a Borgo Tressanti sì ma in agro di Manfredonia, Comune a cui fanno capo i poteri di controllo. Inizia allora il ‘gioco delle colpe’: sbagliò l’amministrazione Giannatempo 2000/’05, peggiorò l’amministrazione Valentino 2005/’10, è impotente l’attuale amministrazione.

Si lamenta il consigliere Laguardia, presidente della commissione Salute, che più volte ha tentato di portare sul tavolo il problema, risponde il presidente del consiglio Natale Curiello tirando fuori i vari fax e le varie lettere scritte a Regione ed enti preposti, rassicura il sindaco Giannatempo: “l’inceneritore è spento”.

Di ‘divertente’ c’è che, tra tanti rimpasti, anche i consiglieri appaiono confusi nell’individuare a chi facciano capo le varie deleghe assessorili, e tocca loro chiederlo di volta in volta.

La discussione si accende, l’idea accettata è quella di rinviare l’argomento a un prossimo consiglio monotematico. Dal consigliere (Pd) Gino Giurato la proposta di invitare le scolaresche, le voci si alzano, le borse si riempiono, i cappotti si indossano, i provvedimenti si rinviano.

Tutti a casa, il ‘comizio’ è finito. Sì, il comizio, perché di questo si tratta ogni volta a Cerignola. Lo aveva previsto il consigliere (La Cicogna) Franco Metta che, con una nota stampa, ha motivato la propria assenza dichiarando di voler lasciare spazio e parola agli altri rappresentanti del movimento così da dare ai cittadini la possibilità di apprezzare “la nuova classe dirigente” salutata con un “La città vi guarda”.

Sarà penalizzante la spaziosa aula che mette i nostri amministratori davanti a un pubblico, sarà una smodata voglia di far sentire le proprie ragioni e le proprie idee, sarà incapacità amministrativa. Che differenza fa, il problema è lo stesso: Cerignola vive in una perpetua campagna elettorale rinunciando ai 5 anni di amministrazione.

Sia chiaro, non è una critica ad personam o ad partitum: che si tratti di centrodestra, centrosinistra, centro o movimento politico, come si dice a Cerignola, ‘la malattia è quella’.

Rosaria Albanese

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