Elezioni provinciali Foggia: 15 giorni di fuoco

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Prima di entrare nello specifico, è d’uopo parlare della persistenza delle Province, onde evitare che i cittadini abbiano le idee confuse. Infatti, nell’ultimo biennio, si è molto parlato dell’abolizione di questo ente di mezzo.

Ebbene sì, le Provincie sono state abolite ma è altrettanto vero che la legge 56 del 2014 stabilisce che i consigli provinciali debbano essere rinnovati. Ciò cosa significa, quindi? Sta a significare che le Province continueranno a esistere ma non saranno più le stesse.

Difatti, saranno enti locali di secondo livello, con competenze differenti ma sempre attive sul territorio. Differenti saranno, anche, le modalità di elezione del presidente e dei consiglieri provinciali, i quali saranno eletti solo dai sindaci e dai consiglieri dei vari Comuni.

Sono usciti nei giorni scorsi i 3 candidati ufficiali per la poltrona di presidente della Provincia di Foggia: Francesco Miglio, Franco Landella e Paolo Mongiello. Per i 12 posti di consiglieri, invece, scendono in campo ben 62 pretendenti, di 6 liste differenti: Capitanata Civica, Uniti Per La Capitanata, Unione Di Centro, Nuovo Centrodestra, Forza Italia e Partito Democratico.

In queste elezioni si respira aria di cambiamenti aventi una costante comune: migliorare la provincia di Foggia. Una provincia che non merita di andare allo sbando. E’ la provincia d’Italia che ha più aziende agricole per la produzione di pomodoro ed è l’unica a avere 2 ospedali d’eccellenza, ossia quello di Foggia e quello di San Giovanni Rotondo.

L’intento degli aspiranti alla presidenza è quello di cambiare in meglio la Daunia, farla progredire, partendo proprio dalla città di Foggia e non da quella di Bari o di Roma o di Bruxelles. Bisogna avere il coraggio di fare una politica che cambi la realtà, senza guardare il cittadino dall’alto in basso. La Capitanata ha l’opportunità di rialzarsi, tutto è subordinato alla sua classe politica e, per altri versi, ai suoi cittadini.

Sarà una battaglia tra Centrodestra e Centrosinistra, tra capoluogo e Tavoliere? Sicuramente sì, come di norma. Ma la vera partita, forse la più delicata e strategica, è quella che si sta giocando all’interno dei partiti stessi. Nel caso della candidatura di Miglio, c’è chi, nel Pd stesso, storce il naso. A lui si sarebbe preferito un candidato ‘purosangue’, magari con uno ‘sponsor’ massiccio alle spalle, del calibro di Emiliano.

Anche nel Centrodestra le cose non sono molto differenti. Landella ha avuto sì il via libera dei partiti della sua coalizione ma nel suo partito le acque non sono cristalline. “Eccessiva concentrazione di potere”, si vocifera, e Forza Italia non gradisce ciò. Per questo motivo Landella sta cercando anche sostegno dall’esterno. Sostegno che potrebbe avere dal sindaco di Cerignola, Giannatempo.

Alla luce dei fatti, Landella esplode: “i miei detrattori sono esclusivamente intenzionati a usare la provincia come trampolino di lancio per il consiglio regionale”. Poi afferma di essere egli stesso la migliore sintesi per servire il territorio, in quanto già sindaco di Foggia.

Sempre la stessa solfa, dunque, e la storia si ripete. Politici politicanti che hanno a cuore il potere, il dio denaro e un posto nelle prossime regionali e non il bene dei cittadini che dovrebbero guidare e servire con oculatezza.

Se i cittadini pensano che l’incoerenza dei politici siano queste lotte interne, si sbagliano. C’è un’ulteriore chicca da segnalare, che solo la politica sa regalarci. A San Marco in Lamis, ad esempio, Udc e Pd sono i 2 poli opposti, le 2 facce della medesima medaglia, però, in questo contesto, hanno deciso di correre assieme, sotto la stessa bandiera, rappresentata da Miglio.

Ad ogni modo, a posteriori, ci si auspica che queste siano solo nefandezze, inezie e che il bene dei cittadini e del territorio venga messo al primo posto, onde evitare un tracollo irrecuperabile della provincia, che sicuramente merita una degna guida.

Tommaso Lamarina

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