A Foggia commercio e turismo in calo, Confesercenti: “salve aziende online”

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La tanto attesa ripresa, per commercio e turismo, non si è ancora materializzata e anche in Capitanata segna il passo. Anche quest’anno prosegue implacabile l’emorragia di imprese nei 2 settori: nel commercio al dettaglio, nei primi 8 mesi dell’anno si sono registrate 498 chiusure (201 a Foggia) contro 289 aperture (123) per un saldo finale negativo di 209 unità (78 a Foggia).

Non va diversamente al turismo e alla ristorazione. Un bilancio, peggiore di quello registrato nei primi 8 mesi dell’anno nero 2013, durante il quale il saldo tra chiusure e aperture nel commercio e nel turismo era già in forte perdita.
E’ questo il dato principale che emerge dalle rilevazioni sui primi 8 mesi del 2014 dell’Osservatorio Confesercenti su commercio al dettaglio e attività del turismo. A pesare è soprattutto il calo delle iscrizioni.

“Un rallentamento – commenta Carlo Simone, presidente provinciale di Confesercenti – che è la vera novità di quest’anno: se un negozio o un pubblico esercizio in vendita, fino al 2013, erano un’occasione per un nuovo investitore, adesso sembra essersi diffusa una profonda sfiducia nelle possibilità offerte dai due settori”.

  • Settori: bene solo commercio su area pubblica, leggero aumento di aperture di negozi online.

Nei primi 8 mesi del 2014 il saldo tra aperture e chiusure di imprese è
negativo in tutte i nostri comparti merceologici e le tipologie d’impresa prese in esame dall’Osservatorio Confesercenti, con l’eccezione del commercio su area pubblica (78 apertura e 70 cessazioni, in città 30 e 18) e del commercio online dove si registrano più iscrizioni che cessazioni.
Turismo: boom di chiusure per i ristoranti. Segnali estremamente negativi dal turismo: il settore alloggio e somministrazione, nel quale confluiscono hotel, ristoranti e bar, ha perso diverse unità.

  •  Commercio al dettaglio in sede fissa

Il peggior saldo negativo si registra nel commercio al dettaglio in sede fissa. Tra le categorie merceologiche prese in esame dall’Osservatorio Confesercenti, spicca la sofferenza registrata dai negozi che vendono E-cig. Continua anche l’emorragia dell’abbigliamento, stazionaria la situazione delle edicole e rivendite di giornali.

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