Maltrattamenti su minori: educatrici di Rodi Garganico dinuovo agli arresti

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Lo ha deciso il Tribunale del riesame di Bari dopo l’appello della procura di Lucera che si era opposta al Gip del tribunale federiciano, poichè aveva revocato le misure cautelari.

I fatti si riferiscono al periodo che va da luglio 2010 a marzo-aprile del 2011. Le indagini furono avviate a seguito di un esposto anonimo sulla base del quale, gli agenti della squadra Mobile hanno effettuato gli opportuni riscontri.

Molto toccanti le testimonianze delle vittime, che, all’epoca dei fatti avevano dai 4 ai 7 anni. “Puttana, ricchione, frocio, pezzo di merda, tu puzzi, scemo cretino, ecc…” le offese rivolte ai minori dalle loro educatrici. Una bambina fu costretta a spogliarsi e a girare nuda tra i ragazzi.

Durante l’audizione, effettuata alla presenza del pubblico ministero della Procura di Lucera e del Giudice del tribunale per i minori di Bari, i bambini, piangendo, pregavano di non riferire nulla alla direttrice altrimenti avrebbero subito ulteriori percosse.

Inizialmente, le tre donne futono arrestate dagli agenti secondo un’ordinanza di custodia cautelare emessa da Ida Moretti,  del tribunale di Lucera e dal sostituto procuratore Mara Flaiani. Poi il Gip rievocò le misure cautelari riqualificando le condotte delle indagate nel reato di eccesso dei mezzi di correzione.

Ma i giudici baresi hanno nuovamente confermato i provvedimenti della procura di Lucera sottolineando come il comportamento delle tre donne appare compatibile con il reato di abuso dei mezzi di correzione: i mezzi ‘educativi’ adoperati, quali percosse e maltrattamenti fisici e psicologici sono oggettivamente incompatibili con l’attività educativa.

Inoltre, nonostante la comunità ‘il Melograno’ sia chiusa, le tre donne risultano essere operanti all’interno della cooperativa Sociale ‘Nemesi’, dove si svolgono attività educative. Proprio per questo vi sono stati nuovi provvedimenti per le indagate: il Tribunale ha infatti osservato che persiste il pericolo di reiterazione di reati della stessa indole.

Doriana Davenia

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