Cerignola, sono le acque dei frantoi a rovinare il depuratore

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L’effettuazione di controlli su tutto il territorio di Cerignola per verificare la presenza e la quantità di immissioni di scarichi abusivi nella rete fognaria, con particolare riferimento alle acque di vegetazione, vale a dire le acque reflue derivanti dalla lavorazione dell’olio di oliva.

E’ la strada da seguire, secondo i partecipanti alla Conferenza di Servizi sugli scarichi anomali nel depuratore comunale se si vuole porre un argine a un fenomeno che sta provocando danni ingenti all’impianto: l’enorme afflusso nel depuratore di acque di vegetazione dei frantoi e, più in generale, delle acque reflue luride. La struttura, peraltro sottodimensionata, non riesce a gestire tutti questi scarichi anomali, principale causa del suo cattivo funzionamento.

Un’analisi sulla quale concordano i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale – presenti gli assessori all’Ambiente e ai Servizi Sociali, Stefano Palladino e Rosario Spione, e il consigliere Marcello Moccia, presidente della Commissione Ambiente – l’ingegner Custode Amato, Dirigente del Settore Ambiente del Comune; i vertici provinciali dell’Acquedotto Pugliese, i rappresentanti dell’Arpa Puglia ed il rappresentante della ditta manutentrice della rete fognaria di Cerignola, l’ impresa ‘Simeone’.

“Per quanto ci riguarda – spiega Palladino – ci siamo detti pronti ad attivare le procedure più idonee per consentire il monitoraggio delle attività potenzialmente inquinanti esistenti sul territorio di Cerignola ed effettuare accertamenti e controlli nei nostri limiti di competenza. Abbiamo registrato con grande piacere la disponibilità da parte dell’Arpa e dell’Aqp a supportare le forze di polizia nelle attività ispettive che condurremo nei siti che destano maggiori sospetti.  Di tutto ciò daremo comunicazione agli organi di polizia giudiziaria preposti a tale controllo”.

Per operare in questo senso, si deve però prima realizzare una sorta di censimento delle aziende operanti effettivamente autorizzate a scaricare acque reflue industriali e di quelle invece autorizzate al semplice allacciamento alla pubblica fognatura per scarico proveniente da insediamento domestico o assimilabile al domestico.

Quante sono quelle operanti in barba a qualsiasi norma di rispetto per l’ambiente? Risposte in tal senso possono arrivare, si è detto nella riunione, solo da una attività investigativa mirata, peraltro impegnativa visto che la rete fognaria del territorio comunale misura 118mila metri e su questa insistono 12mila allacci e 28mila chiusini.

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