Foggia: caserma Miale esempio dello spreco all’italiana

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Una cifra irrisoria 11 mln di euro se comparata al reale valore degli oltre 17 mila metri quadri che costituiscono questa stupenda struttura ottocentesca. Per farla breve e rendere più chiara la portata della debacle finanziaria causata dall’allora ministro Giulio Tremonti vi diciamo che oggi, sette anni dopo, la stessa caserma ci è stata rivenduta per 16,5 mln di euro.

E’ quindi di 5,5 mln di differenza a cui si vanno ad aggiungere i quasi 8 mln derivanti dall’affitto pagato dallo stesso Stato italiano in questi anni: 1,1 mln la cifra concordata all’epoca della vendita per permettere alla Scuola di Polizia di continuare la propria attività nella caserma stessa.

Ma la beffa la si è avuta appena due anni dopo la stipula dei contratti di vendita e di fitto: la caserma è stata chiusa per le spese eccessive e viene sfruttata oggi solo in minima parte come mensa e per le esercitazioni al poligono.

Una perdita netta di oltre 13 mln di euro per le già malandate casse statali. Certo se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno potremmo dire che se si fosse arrivati alla fine del contratto di fitto, i cui termini senza il riacquisto sarebbero scaduti nel 2023 il disavanzo sarebbe stato circa due volte tanto, ma è davvero una magra consolazione.

La riacquisizione la si deve al rettore dell’Università di Foggia Giuliano Volpe che, spinto dai vantaggi che la caserma potrebbe portare alle attività didattiche ( le due strutture si trovano una accanto all’altra), pare sia riuscito a sbloccare i fondi Fas in un incontro con il Cipe di ieri.

La banca transalpina se la ride e con lei la Francia tutta e noi italiani, come ha brillantemente raccontato la celebre firma del Corriere della Sera Antonio Stella in un lungo articolo del suo giornale dedicato a questa vicenda, abbiamo fatto la figura dei “baccalà”.

Daniele Bottalico

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